Quando pensiamo al silenzio, vengono in mente tantissime cose. Si può pensare al senso di morte, alla solitudine, al dolore, al piacere dell’ascolto del nulla, all’avvicinamento a un Dio. E’ con il silenzio, la meditazione che i grandi uomini hanno partorito i più grandi pensieri; o più semplicemente, questo è nell’immaginario collettivo.
Molti hanno affrontato il tema in parola: storici, filosofi studiosi, psicologi e poeti. Uno dei poeti che ha dedicato tanto alla meditazione e al pensiero dell’assoluto, è stato Pascoli. Ad esempio, Lui che è stato un poeta simbolista, è riuscito a cogliere uno dei significati più profondi della meditazione e dell’ascolto della natura. Riusciva proprio a trovare estasi, aspirazione nel suono della pioggia, del vento tra gli alberi, nell’ala di un bianco gabbiano e nell’immobilità di un vuoto e desolante campo di maggese. Oltre le proprie esperienze, la tragicità di una infanzia sicuramente triste e sfortunata per via della perdita di persone a Pascoli molto care, si dovrebbe cogliere la sua voglia di silenzio e di meditazione collocandola all’interno del quotidiano di tutti. Fermarsi, ogni tanto, ad ascoltare il suono del vento, a guardare un filo d’erba, può rasserenare qualsiasi animo. Semplicemente Guardare la natura, può essere di sostegno in tanti casi di “stanchezza morale”.
Certo, Pascoli non avrebbe mai immaginato che, evolvendosi, l’uomo avrebbe ridotto tutto quello per cui lui ha dedicato la vita, in nulla. Chi si ferma più a meditare? Chi ha il coraggio di fermarsi a pensare?
Il Silenzio, non trova più alcuna collocazione – per quanto l’abbia avuta e in modo davvero imponente, in tante culture del passato .
Forse è più facile lasciarsi andare al tram tram del rumore del traffico e di un telegiornale fatto male, che fermarsi a pensare. Soprattutto nei giovani riscopriamo questa fragilità. Il condizionamento dei fattori disturbanti influenza di molto i pensieri della gente e dei giovani. Ma è anche vero – e questo è un tema particolarmente delicato – che il frastuono è di aiuto a chi vuole potere o che è già su una delle poltrone di comando della società. Se c’è tanto frastuono, non viene data importanza alle cose davvero importanti. Il concetto è logico: se in una ipotetica stanza vi sono cento persone, novanta di queste fanno chiasso in modo fastidiosi e ripetitivo, chi si accorgerebbe di un bambino che piange? Chi darebbe ascolto a qualcuno, che, magari, ha qualcosa di intelligente da dire? Questa domanda è importante. Lo è anche perché alla risposta è annesso il concetto secondo cui chi guida le masse caotiche, avrebbe sicuramente meno difficoltà ad imporre condizioni sfavorevoli per gli altri. La scusa sarebbe quella di gestire il disordine con ottemperanza e vigore, senza tener conto della possibilità che il vigore e la severità potrebbero essere dannose ad alcune, o peggio, non servirebbero a nulla. Il frastuonon è amico del Potere, va a letto con il Potere, ci va a cena.
Il concetto appena esposto, riferendoci al disordine in una stanza, se espanso ad una grande comunità come uno Stato, assume carattere catastrofico. Forse, quello in cui ci troviamo, i problemi che abbiamo, sono da attribuire al fatto che il Silenzio non ha più collocazione e importanza. Sarebbe fantastico se, di sera, quando la famiglia si riunisce ci si mettesse a parlare di ciò che è successo durante la giornata, o che si cenasse senza la Tivù accesa. Siamo ormai così abituati al chiasso che, se si provasse a spegnere la Tivù mentre si sta cenando, tutti rimarrebbero a disagio. Qualcuno chiederebbe di riaccenderla, e non serve essere uno psicologo per capire che, ormai, lo stare in silenzio, non solo ha poca importanza ma mette addirittura a disagio. D’altronde, non è corretto dire che si dovrebbe ritornare a fare silenzio e a meditare maggiormente perché fa bene, perché è meglio, perché serve ecc. Se il Silenzio è riflessione, la maggior garanzia che si continui a riflettere, è che gli altri non lo facciano. Altrimenti, chi riflette sul “chiasso”, non avrà a che pensare.
Lorenzo Sinisi

